John Williams – Stoner

John Williams - StonerLa vita fuori dai libri è fatta per lo più di persone comuni che vivono vite comuni, come Stoner, e non da figure incredibili contornate da auree dorate e dotate di una forza d’animo capace di muovere le montagne o, in assenza di questa, di una fortuna clamorosa. Williams è riuscito nell’improbabile compito di raccontare in modo avvincente la vita di una persona come tante, anche passiva e a volte un po’ stronza, sì, e di raccontarla con la stessa dignità con cui siamo abituati a vedere raccontate solamente vite eccezionali, fuori dalla norma. È riuscito a dare voce e a rendere giustizia alla maggioranza silenziosa che compone il nostro quotidiano, che compie le sue faccende senza alzare la voce e pretendere attenzioni, che anzi si muove nell’ombra e nell’ombra è felice di vivere.

Non credo che l’obiettivo dell’autore fosse quello di creare nel lettore ammirazione per il povero signor Stoner, cosa che purtroppo sembra essere l’unica mira di certa narrativa, ma caso mai quello di fornire il punto di vista di una persona come lui, o come noi, di rendere per una volta protagonista di un romanzo una persona com’è la maggior parte di quelle che incontriamo nella vita: dei totali anti-protagonisti, dei satelliti che orbitano intorno alle vite di quei pochi che di solito diventano oggetto di racconto e di mitizzazione sociale.
L’identificazione con un personaggio come metro di giudizio di un romanzo è una delle cose che sviliscono di più la narrativa e purtroppo mi capita spesso di imbattermi in persone a cui non è piaciuto Stoner perché reputano il suo protagonista un uomo insulso. Io quando leggo un romanzo cerco di essere il più distaccato possibile, un occhio esterno: un romanzo non è quello che fa il suo protagonista, ma semmai dove queste azioni lo portano. Credo però che, a patto di essere in pace con noi stessi e di avere una mente aperta, si possa ritrovare un pochino di noi in chiunque o, per lo meno, imparare o trarre qualcosa dalla vita di chiunque, anche da quella che ci sembrerebbe apparentemente più distante dalla nostra o dai nostri ideali. È sbagliato ridurre tutto alla condivisione o non condivisione di quello che fanno gli altri; cerchiamo di capirlo, cosa fanno gli altri e perché, che è la cosa più importante.

Ritengo anche d’obbligo fare lo sforzo di capire la realtà in cui è stato scritto Stoner: in America l’immaginario comune, anche oggi ma specialmente al tempo, esaltava sempre l’uomo che si fa da sé, patriottico e integerrimo nei valori. Stoner è tutt’altro ed era, ma lo è ancora, rappresentativo di una buona fetta di americani e non-americani lontani dagli stereotipi generalmente esaltati che sembrano, purtroppo, gli unici meritevoli di attenzione e ammirazione.

Editore: Fazi
Pagine: 332
ISBN: 9788864112367

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