Colson Whitehead – La ferrovia sotterranea

Colson Whitehead - La ferrovia sotterraneaLa Ferrovia Sotterranea è riuscito ad accaparrarsi sia il Premio Pulitzer che il National Book Award e questo, anche in tempi in cui siamo ragionevolmente sospettosi verso i premi di qualsiasi genere, non può non catturare l’attenzione. Io, dalla mia, non sono un fanatico dei premi ma nemmeno un loro accanito detrattore: non mi sento obbligato a leggere i vincitori ma non vedo nemmeno perché dovrei perdere l’occasione di potermi documentare su un libro o un autore che non conosco.

Questo è stato uno di quei casi in cui il libro mi ha incuriosito abbastanza da volerlo leggere appena uscito anche qui in Italia: a leggere le recensioni straniere La Ferrovia Sotterranea sembrava infatti avere fin da subito tutte le carte in regola per piacermi molto. A colpirmi era stata soprattutto l’idea dell’autore di rendere la ferrovia sotterranea, una rete di itinerari segreti utilizzata dagli schiavi neri per la fuga, una ferrovia sotterranea vera e propria, letteralmente treni che sfrecciano su binari sotterranei per portare gli schiavi verso la libertà. Bello. Ma che dico, bellissimo. Peccato però che questo si sia poi rivelato essere l’aspetto meno importante del romanzo, a cui l’autore dedica giusto un paio di righe qua e là. Se gli schiavi, invece di questi treni sotterranei, avessero utilizzato delle mongolfiere o si fossero sparati lontano con delle catapulte giganti, la storia avrebbe preso lo stesso andazzo. Insomma, questa immaginaria ferrovia che sembrava essere il fulcro del romanzo c’è, ma per come è stata raccontata poteva tranquillamente non esserci. Anche il realismo magico a cui dice di essersi ispirato Whitehead, ho letto un’intervista in cui diceva di aver letto e riletto Cent’anni di solitudine proprio quando scriveva, io non ce l’ho trovato. Ho trovato la bella storia di una fuga dalle atrocità commesse dai bianchi nei confronti degli schiavi a fine ‘800, sì, ma poco o niente di tutte quelle cose che mi fanno piacere un romanzo, come una grande inventiva, delle belle digressioni, i pensieri e la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dell’ambientazione: mi è sembrato tutto solamente accennato. Il romanzo ne esce comunque godibile e si fa leggere volentieri, specialmente da metà in poi, però gli manca quello spessore che mi aspettavo dopo tutte le lodi ricevute più o meno ovunque.

È sicuramente importante il tema trattato: in un’America in cui al governo c’è Trump fa sempre bene ricordare a tutti un po’ di storia e questo potrebbe aver spinto entrambe le giurie a premiare La Ferrovia Sotterranea, per mandare un messaggio. Cosa buona e giusta se, appunto, l’intento era quello. Tuttavia, per poter parlare di un grande romanzo ci vuole qualcosa di più del solo tema importante, qualcosa che lo faccia brillare di una luce propria che qui, io, non sono riuscito a trovare.

Editore: SUR
Pagine: 376
ISBN: 9788869980879

Link utili: La pagina dell’editoreLa wiki dell’autore
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  • Anifares Di Nicola

    Detto con parole più educate delle mie … comunque sono d’accordo con lei. Povero Marquez!!

    • Bene, mi fa piacere sapere di non essere il solo a pensarla così 😉