Helen Phillips – La bella burocrate

La bella burocrateLa bella burocrate è un romanzo che ha fatto molto parlare di sé negli Stati Uniti ed è arrivato da noi grazie all’editore indipendente Safarà, di cui su questo blog è già stato recensito e molto apprezzato il primo volume di Lanark.

Josephine e Joseph, una coppia, si trasferiscono da un imprecisato hinterland verso il centro della stessa innominata città per trovare lavoro e una stabilità economica che tarda ad arrivare. Il romanzo comincia con lo spaventoso colloquio di lavoro di Josephine, è lei la protagonista, nel quale ad intervistarla è un misterioso uomo “senza faccia” e con l’alito cattivo, che più che rivolgerle delle domande sembra fare affermazioni: “Lei è sposata”, “Suo marito è impiegato”, ecc.. Alla fine del colloquio viene immediatamente assunta e dalla settimana successiva comincia a lavorare presso questo strano ufficio burocratico; il suo unico compito è semplicemente quello di inserire una data nella parte in alto della prima di un fascicolo di quattro pagine, pieno di stringhe numeriche apparentemente senza senso. Un lavoro semplice, eppure le viene chiesto di mantenere l’assoluta segretezza, anche col proprio marito.
Dopo una prima parte dal passo lento, dominata dalla noia per la ripetitività del suo lavoro e per la miseria in cui vive insieme al marito, tra un subaffitto e un altro in luoghi sempre più squallidi, nella seconda Josephine decide di scoprire cosa sono quei misteriosi fascicoli che contribuisce ogni giorno a compilare, e la storia, oltre a farsi più inquietante, prende sempre più velocità fino al rivelatorio finale.

La bella burocrate, visto che viene definito ovunque un romanzo distopico, è un romanzo distopico molto particolare. Se generalmente il contesto politico/sociale in cui si muovono i personaggi di un romanzo distopico è chiaro e definito dallo stesso autore, qui è volutamente tutto molto vago. Non sappiamo in quale città si trovi Josephine, quale sia la situazione politica del paese in cui vive e che stile di vita conduce l’abitante medio. Direi che si tratta di un non-luogo universale rappresentante una qualunque grande città del nostro tempo, dove i giovani vivono in una situazione di grande precarietà e la maggior parte dei lavori sono noiosi e svolti in condizioni alienanti. Se questo non è un tema propriamente originale, Helen Phillips è però bravissima a farcire la narrazione di descrizioni stranianti e surreali e a dare così una voce al profondo turbamento interiore che vive la protagonista nella sua vita quotidiana: è questo il mondo che lei percepisce e questo basta a renderlo reale, a noi non è dato chiedere di più.
Senza fare spoiler, il vero colpo di genio arriva a metà romanzo quando il dramma quotidiano dell’individuo diventa universale e la trama fa spazio a una parabola oscura sul nostro ruolo nella società e sul libero arbitrio, con tanto di possibile interpretazione religiosa. Cominciano a piovere interrogativi da ogni parte, il lettore non può che vivere la stessa angoscia dei personaggi per la quantità di cose che gli vengono tirate addosso nelle ultime settanta pagine senza che l’autrice fornisca una sola risposta, ma anzi insiste ad aggiungere ulteriori domande. L’eccezionalità de La bella burocrate sta proprio nel suo rimanere vago fino alla fine: risposte assolute non ce ne sono e ognuno darà la sua interpretazione a ciò che ha letto. Quello che rimane è un’esperienza piacevolmente disturbante; piacevole perché quando un libro è intelligente e, oltre a coinvolgere, porta chi a farsi delle domande sul mondo in cui si vive è sempre un piacere.

Anche se l’ho già detto vorrei ribadire il mio elogio alla bravura della scrittrice Helen Phillips, bravissima sia nell’aver architettato un romanzo così particolare e surreale sia nell’essere riuscita a raccontarlo bene, con quel tono criptico e quell’attenzione ai piccoli dettagli che in romanzi di questo tipo fanno davvero la differenza.

Per scrivere questa recensione avrei dovuto mettere come sottofondo il suono dei tasti di mille tastiere, ma ho invece optato per The Great Cold Distance dei Katatonia, un capolavoro oscuro perfetto per l’atmosfera de La bella burocrate.

Editore: Safarà Editore
Pagine: 174
ISBN: 9788897561705

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