Kader Abdolah – Scrittura cuneiforme

Kader Abdolah - Scrittura cuneiformeKader Abdolah, autore di Scrittura cuneiforme, è uno scrittore di origini Iraniane che per motivi politici è dovuto scappare dal proprio paese e rifugiarsi in Olanda; la stessa sorte capita nel romanzo a Ismail, scrittore anche lui, cui spetta l’arduo compito di tradurre l’incomprensibile diario del padre ereditato dopo la sua morte. Incomprensibile, già, perché il padre di Ismail, Aga Akbar, era sordomuto dalla nascita e nessuno ha mai avuto modo di insegnarli a leggere e scrivere. Tranne uno zio che un giorno l’ha portato a vedere delle antiche rune di scrittura cuneiforme, mai capite da nessuno, gliele ha fatte copiare su un quaderno e gli ha detto di continuare a scrivere in quel modo. E così ha fatto: ha scritto per tutta la vita in una lingua incomprensibile, ma poco importa, ha messo tutto se stesso, i suoi pensieri, la sua vita in quelle pagine e ha trovato nel semplice atto dello scrivere una funzione purificatrice alle fatiche della vita.

Ora spetta al figlio ripercorrere tutta la vita per cercare di dare un senso a quelle parole, di rimettere in ordine un passato di incomprensioni, tumulti politici, difficoltà familiari, e permettere anche lui alla scrittura di svolgere la sua funzione purificatrice in modo da poter cominciare definitivamente una nuova vita in Olanda. La missione sembra impossibile, ma non è così diversa da quello che più o meno ci troviamo ad affrontare tutti: guardando al passato, non è forse per i figli una lingua incomprensibile quella parlata da tutti i padri?

Scrittura cuneiforme è stato scritto da Kader Abdolah in Nederlandese, lingua imparata durante il rifugio politico da autodidatta e tramite dei libri per bambini, e questo si riflette nello stile del romanzo: una scrittura asciutta, essenziale, fatta per lo più di periodi brevi. Questo contribuisce anche a rendere bene le difficoltà comunicative intrinseche nella storia: Aga Akbar comunica a gesti e scrive in una lingua che lui stesso capisce a stento. Ho trovato molto suggestiva la prima parte del romanzo in cui viene raccontata la gioventù di Aga Akbar con un tono fiabesco tipico della letteratura mediorientale, impregnata dei miti e delle leggende della cultura iraniana, che fa poi spazio a un’impostazione sempre più occidentale per le parti successive.

“Non voglio restare ancorato al mio passato. Ma è praticamente impossibile vivere in una nuova società se prima non metti ordine nel tuo passato.”

Ma questo contrasto non è solo una questione stilistica, è la grande contrapposizione di tutto romanzo: la vita quasi da favola araba vissuta dal padre contrapposta alla modernità totale della vita del figlio Ismail; il tessitore di tappeti sordomuto e analfabeta da una parte, isolato da tutti e mai colpito dai contrasti religiosi e politici, e il giovane intellettuale scrittore e membro della resistenza segreta dall’altra, invischiato invece fino al collo nella realtà del suo tempo. Ma è anche lo stesso contrasto che sicuramente viveva al tempo l’autore stesso: l’attaccamento alla patria, qui rappresentato dalla figura del padre, e la consapevolezza di aver risposto alla necessità impellente di provare a cambiare le cose in meglio, anche se questo ha portato all’esilio e alla perdita della famiglia, incarnata invece dal figlio. Lo stesso figlio che tramite la riscrittura delle memorie del padre gli renderà onore un’ultima volta prima di potersi lasciare alle spalle il passato una volta per tutte, consapevole di aver agito, per quanto dolorosamente, nel tentativo di compiere un bene più grande.

Editore: Iperborea
Pagine: 334
ISBN: 9788870911183

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