Sogni di Mevlidò – Antoine Volodine

Sogni di Mevlidò - Antoine Volodine - RecensioneSogni di Mevlidò è un romanzo del 2007 di Antoine Volodine pubblicato recentemente da 66th and 2nd, dopo l’acclamato Terminus Radioso (qui la recensione) di tre anni fa.

Ma come si fa esattamente a parlare di un romanzo del genere? Intanto iniziamo presentando il suo autore. Antoine Volodine è l’inventore del post-esotismo, una corrente letteraria che mescola realtà onirica e realtà politica, portata avanti anche da Lutz Bassmann, Manuela Draeger ed Elli Kronauer, tutti eteronimi dell’autore, esso stesso uno pseudonimo.

Mevlidò è un poliziotto infiltrato in un quartiere chiamato Pollaio Quattro, un immenso ghetto urbano in cui convivono umani e sub-umani in condizioni di estrema povertà e difficoltà, di cui Mevlidò deve studiarne abitudini e stile di vita per conto degli Organi, la misteriosa organizzazione a capo dell’operazione. A Pollaio Quattro le cose per Mevlidò non vanno però tanto bene: ha perso la compagna in un attentato terroristico condotto dai baby-soldati, convive con una donna vedova pazza che spesso lo scambia per il defunto marito, è preda di sogni allucinati, aiuta un’organizzazione terroristica di cui non conosce nome e obiettivo e visita una psichiatra. Il dipartimento di polizia per cui lavora, oltretutto, sospetta del suo doppio gioco e lo costringe a tenere delle sessioni di autocritica in pubblico.
La situazione già poco felice precipita quando Mevlidò assiste all’assassinio di tre politici per mano della terrorista Sonia Wolguelane e alla morte accidentale di una donna identica alla ex compagna pochi minuti dopo. Da questo momento inizia per Mevlidò una lenta discesa in un inferno onirico e allo stesso tempo reale pieno di incubi, allucinazioni, animali mutanti, sesso e morte.

Dicevo, parlare di Sogni di Mevlidò, ma in generale dei romanzi di Antoine Volodine, è molto difficile perché la sua scrittura è anche qui labirintica e la trama, di cui ho provato a dare un accenno ordinato, in realtà è scomposta in tutto il romanzo, pieno com’è di salti temporali, salti spaziali, digressioni difficilmente collocabili nell’intreccio.
Anche se di difficile comprensione e interpretazione, leggere Sogni di Mevlidò è comunque un’esperienza che mi sento di consigliare. Prima di tutto perché Volodine ha la straordinaria capacità di essere leggibile e godibile anche quando si fatica a capire cosa stia precisamente raccontando. Questo perché scrive bene, benissimo, e le sue storie sono piene di colpi di genio, di immagini visionarie di una potenza ineguagliabile. Da cui forse non tutti traiamo le stesse sensazioni e riflessioni, ma è impossibile rimanere impassibili di fronte a tanta potenza evocativa. Più che uno scrittore si direbbe che è uno sciamano che vi apre una finestra perché possiate dare uno sguardo rapido a una dimensione parallela: se futuro prossimo o realtà alternativa però è difficile dirlo.

Volodine, da buon sciamano, ha infatti il potere di creare mondi solo accennandoli. Mentre altri scrittori quando fanno world building vi bombardano di nozioni su storia, usi e costumi, politica e religioni, i mondi dell’autore francese stanno in piedi senza che lui vi spieghi niente. E sì, sono tutti mondi inospitali, tanto per il lettore quanto per i personaggi del romanzo, dove l’umanità è costretta a sopravvivere più che a vivere, dove realtà e sogno si mescolano continuamente e il confine tra la vita e la morte è un velo sottile che lascia trasparire immagini da una parte all’altra.
Se leggendo Terminus Radioso avevo scoperto un autore formidabile che però, per quanto ne sapevo, poteva anche aver semplicemente indovinato un romanzo, con Sogni di Mevlidò riconferma tutto quanto di bello mi ha trasmesso la volta precedente.

Editore: 66th and 2nd
Pagine: 411
ISBN: 9788832970593

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