Boscomatto – Ádám Bodor

Boscomatto - Adam Bodor - RecensioneBoscomatto, dell’ungherese Ádám Bodor, è un romanzo come non se ne leggono tanti: oscuro, strano, immobile. Racconta alcuni episodi della vita, se possibile chiamarla tale, di un villaggio nato intorno a una cooperativa che si occupa della gestione delle acque: l’arrivo in paese di un uomo-cavallo, la sparizione di tutti gli uccelli del bosco, il suicidio dell’addetto alle chiuse del fiume, la strage di bambini in seguito alla caduta di un fulmine sulla scuola, la curatrice che riporta in vita i morti col pianto. Questi episodi e il sottotitolo, Variazioni sulla fine dei giorni, rendono ben chiaro il tono dell’opera.

Il sottotitolo di Boscomatto è anche un buon indizio della cosa che purtroppo non mi ha entusiasmato, cioè che non si tratta di un romanzo canonico, ma di una narrazione a episodi non strettamente collegati fra loro e senza una trama vera e propria, il cui protagonista non è un personaggio ma la comunità intera e, forse ancora di più, l’atmosfera tetra che la avvolge. Un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio in una condizione malata, come se tutti fossero condannati ad aspettare lì la propria fine, che mi ha ricordato per certi aspetti quella di Terminus Radioso di Volodine (qui la recensione).

Questa condizione sembra anche essere il vero motore delle azioni dei personaggi: invece che essere mossi dalla razionalità o dai sentimenti, questi agiscono solo in virtù della condizione di simil dannazione in cui vivono o, più che altro, non sono ancora morti. Jablonska Poljana è come un limbo in cui gli abitanti sono di semplice passaggio in attesa che tutto finisca per poi ripetersi ancora e ancora. Non ci sono sentimenti, non c’è guadagno dalle proprie azioni. Solo una cattiveria non calcolatrice dal sapore ancestrale.

La scrittura di Bodor è perfetta per un romanzo come Boscomatto. L’autore rimane criptico, totalmente avaro di spiegazioni, dà solo pochi accenni qua e là e muove i personaggi come un grande illusionista: qualcuno appare all’improvviso, qualcuno sparisce, qualcun altro va e viene. Eccezionale anche la sua visionarietà: il paese di Jablonska Poljana è uno dei luoghi più inquietanti di cui abbia mai letto.

Nonostante non sia proprio di facile comprensione, anche dandomi l’impressione che a volte fosse tutto un po’ fine a se stesso, Boscomatto restituisce comunque al lettore degli sprazzi di bellezza davvero unici. Alcuni dialoghi e alcune immagini evocate sono davvero tra le più suggestive che abbia letto in tempi recenti.

Leggetelo se volete qualcosa di piacevolmente disturbante, se volete ritrovarvi tra le mani un bellissimo gioiello nero venuto fuori dalle viscere del mondo, di cui magari non ne cogliete tutte le sfaccettature, ma il solo guardarlo e ruotarlo vi può appagare.

Editore: Il Saggiatore
Pagine: 307
ISBN: 9788842825401

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