Crepitio di stelle – Jon K. Stefansson

Crepitio di stelle - Jon K Stefansson copertinaCrepitio di stelle appartiene a una categoria di uscite editoriali che mi spaventa sempre molto: quella dei “recuperi”, ossia quando si va a prendere un vecchio romanzo non ancora tradotto di un autore diventato molto conosciuto dopo. Non c’è chiaramente niente di male nella cosa in sé, anzi, avere disponibile l’intera produzione di un autore può essere solo un bene, ma non si sa mai con quale spirito vengono fatte queste iniziative e viene comunque spontaneo chiedersi con un po’ di malizia “perché solo ora?”

Questo perché Crepitio di stelle è uno dei primi romanzi di Stefansson, addirittura precedente a tutti i sette pubblicati fino a oggi in Italia. Ma voglio tranquillizzare subito tutti: era già lo Stefansson che abbiamo amato dopo e no, questa uscita non è un magro contentino in attesa del prossimo romanzo.

Con una formula simile a quella usata nella duologia I pesci non hanno gambe – Grande come l’universo, Stefansson intreccia anche qui il racconto di più generazioni di una stessa famiglia per andare a comporre un grande affresco generale, senza però una vera e propria trama ben precisa. Solo la necessità del narratore di diradare la nebbia che avvolge il proprio passato e rimettere insieme tutte le storie di famiglia che gli sono state raccontate. Si concentra quindi sugli snodi fondamentali della propria storia familiare, quei momenti chiave che lo hanno portato a esistere e ad essere l’uomo che è diventato. Due sono i corsi fondamentali e più ricorrenti: la turbolenta storia dei due bisnonni all’inizio del novecento e la storia della propria infanzia nel complesso condominiale in cui è cresciuto, tra i soldatini e l’elaborazione della morte della madre, l’arrivo di una matrigna e la vita in cortile con gli amici.

Per il resto è il solito grande, immenso Stefansson. Una penna capace di portare la magia e la poesia nel quotidiano, di evocare immagini sorprendenti anche descrivendo i gesti più normali come la vita di quartiere, i giochi in cortile con gli amici, una tazza di caffè. Stefansson ha questa doppia dote per cui riesce a raccontare con dignità e forma alta le cose più semplici, ma anche a rendere altrettanto scorrevoli e leggère le parti che toccano temi più importanti. La scrittura dell’islandese è un volo dalla prima all’ultima pagina, ognuna di esse una celebrazione della letteratura e della vita a trecentosessanta gradi.

Mentre i capitoli sulle generazioni del passato sono comunque belli, intrisi di poesia e significato, e belle testimonianze della vita in Islanda durante tutto il secolo scorso, trovo che la vera forza di Crepitio di stelle venga fuori del tutto quando è il narratore il protagonista. I capitoli su lui bambino e su lui adulto che cerca di rimettere insieme i pezzi del proprio passato e di quello della famiglia sono tra i più belli che abbia mai letto sul tema della memoria personale.
Mi ha colpito in particolare il modo in cui è riuscito a dare voce ai semplici, ma allo stesso tempo incredibilmente difficili, pensieri di un bambino di sette anni. Come abbia raccontato così bene di come ogni evento, anche il più insignificante, quando hai solo sette anni diventi un tassello fondamentale della tua mitologia personale: tutto è scolpito e tutto ci si aspetta che rimanga così com’è per sempre, dai propri genitori all’uomo buffo che gestisce l’alimentari sotto casa.


Editore: Iperborea
Pagine: 256
ISBN: 9788870916300

Link utili: La pagina dell’editore –  La wiki dell’autore
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