Il grande cielo – A. B. Guthrie

Il Grande Cielo - A. B. Guthrie - RecensioneIl grande cielo è un romanzo dello scrittore americano A. B. Guthrie del 1947, ripubblicato recentemente in Italia dall’editore Mattioli 1885. È il primo dei sei volumi, non tutti strettamente collegati, che l’autore ha dedicato al West.

Il grande cielo non è il solito western americano. C’è tutto quello che contraddistingue il genere (pianure sconfinate, mandrie di bisonti, caccia, polvere da sparo, fucili, sparatorie, indiani) ma la vicenda si concentra sul percorso di formazione di Boone Caudill: un ragazzo che, soltanto sedicenne, decide di abbandonare la famiglia in seguito all’ennesimo gesto di violenza del padre per abbracciare la vita nomade degli uomini di frontiera. Così, abbandona il suo Kentucky per seguire i suoi sogni di indipendenza e avventura.

È un western atipico perché Boone non è in cerca di denaro, sembra anzi rifiutarlo, così come rifiuta Dio e gli ideali di conquista americani. Ha solo un sogno: quello di poter vivere libero. Da un certo punto di vista sembra la versione ottocentesca di Sulla Strada, un paragone riportato sulla quarta di copertina che ho trovato particolarmente azzeccato.

Il suo percorso lo porta subito a fare amicizia con Jim Deakins, che lo accompagnerà per tutta la vita, e poco dopo con il cacciatore Dick Summer, che coinvolge subito i due amici in una spedizione fluviale insieme a dei contrabbandieri francesi che vogliono commerciare whisky con gli indiani. Questa spedizione è un punto di svolta per Boone, non solo perché lo porta molto lontano da casa a rincontrare dopo molti anni suo zio Zeb, ma anche perché conosce diverse realtà del periodo: quella dell’esercito americano e dei suoi fortini e quella del contrabbando. Non tutti i vagabondi sono mossi dai suoi stessi, puri, ideali di libertà. Ma l’evento che in realtà segna più la vita di Boone è un altro: a bordo c’è anche una squaw (un termine americano utilizzato per indicare le donne indiane), la figlia di un capo tribù che i contrabbandieri vogliono restituire in segno di pace per iniziare le trattative, una giovane ragazza indiana dagli occhi chiari. Si chiama Teal Eye e Boone se ne innamora, al punto da ricercarla per tutte le pianure una volta che la ragazza scompare misteriosamente nel nulla. E se ne innamora al punto da andare a vivere con gli indiani per diversi anni della sua vita, dove trova una nuova famiglia che sembra abbracciare più dei bianchi i suoi stessi ideali di vita. Strong Arm, iniziano a chiamarlo. Ma solo finché il suo innato desiderio di libertà non lo colpisce anche nella sua nuova casa.

Scritto nel tipico stile americano molto essenziale, lontano dal lirismo toccato da McCarthy nella trilogia e in Meridiano di sangue, Il grande cielo è un romanzo con alcune delle descrizioni di paesaggi più belle e sentite che abbia mai letto, impossibile per il lettore non innamorarsi degli orizzonti sconfinati insieme a Boone quando li scorge per la prima volta. Un paesaggio che non è solo cornice di ciò che accade ma ne è parte integrante: è causa di ciò che avviene e la sua trasformazione ne è la naturale conseguenza; sono il grande cielo e gli orizzonti infiniti a tirare fuori le riflessioni dei personaggi e dar loro la forza di agire. La caccia ai castori e il nomadismo non sono solo il procacciamento di pelli da barattare e un girovagare eterno ma il coronamento di un ideale di vita che rifiuta di sottostare alla sempre più forte società americana.

È in generale un romanzo molto sentito che vuole mettere in risalto la bontà di intenti di molti uomini di frontiera, che non erano tutti conquistatori e cercatori d’oro come vengono più comunemente rappresentati. Pur avendo contribuito, loro malgrado, all’esplorazione e alla successiva conquista di molti territori prima inesplorati facendo da apripista, sono però stati mossi da motivazioni sincere.

Ho trovato in definitiva ne Il grande cielo un gran romanzo, da molti considerato un classico, che non ha per niente deluso le mie aspettative. Guthrie si è aggiudicato un Pulitzer con il successivo Il sentiero del west, che a questo punto non mi farò certamente mancare.

Unica nota dolente, questa edizione di Mattioli 1885 presenta una quantità di refusi davvero inaccettabile, mai visti così tanti in vita mia. Al di là dell’idea di scarsa professionalità che trasmettono, alcuni minano proprio la qualità della fruizione dell’opera, per esempio riuscendo a rovinare quello che è il momento più drammatico e di pathos del romanzo.

Editore: Mattioli 1885
Pagine: 449
ISBN: 9788862613842

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