Gli anni – Annie Ernaux

Gli Anni - Annie Ernaux - recensione - L'orma editoreGli anni, dell’autrice francese Annie Ernaux, alla sua uscita nel 2015 è stato accolto ovunque come un capolavoro. In particolare, ricordo un bellissimo articolo di Internazionale (questo) che lo suggeriva come passo fondamentale per capire la direzione che sta prendendo il romanzo oggi (insieme a L’arte di collezionare mosche e Nel mondo a venire) e la vittoria al Premio Strega Europeo 2016.
Io ci ho messo qualche anno ad avvicinarmici, nei quali c’è stata anche, lo confesso, una lettura iniziata e abbandonata un anno fa. Per fortuna, però, ho deciso di riprovarci perché Gli anni alla fine mi è piaciuto moltissimo.

Comprendo anche e giustifico il mio tentativo fallito dello scorso anno perché Gli anni non è una lettura facile: non ha una trama netta, non ha dei personaggi distinguibili, non è avvincente. Il testo è un magma denso che scorre lentamente attraverso la storia dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, e fondendo nel suo cammino la Storia con la S maiuscola, quella collettiva, con la storia personale dell’autrice.

E la cosa che rende speciale questo romanzo sta proprio lì, nella straordinaria capacità che ha avuto la Ernaux di saper fondere la propria memoria con quella del mondo, a partire dal rifiuto del pronome io in favore di un generico noi, quasi fosse la voce di tutta la sua generazione a parlare e a raccontarsi, tant’è che la stessa autrice all’interno del libro usa il termine autobiografia impersonale per descrivere il tipo di narrazione usato. Una narrazione che non è netta e lineare ma vaga, proprio come la memoria, e attraversa i temi più disparati: la famiglia (ma, più correttamente, le famiglie), la guerra, la politica, la società, gli usi e i costumi, la tecnologia; insomma, tutto quello che irrimediabilmente condiziona il percorso di una vita nel suo tragitto, lungo o breve che sia. Non si può infatti raccontare una vita senza raccontare quella di tutti e senza contestualizzarla nel tempo.
Anche le tecniche sono molto varie: la Ernaux ricorre, fra le altre cose, a moltissimi elenchi, una tecnica che si sta facendo sempre più prepotentemente presente nella narrativa contemporanea e che io, personalmente, adoro. C’è qualcosa di tremendamente romantico negli elenchi.

Sullo sfondo si percepisce anche un profondo dolore, che trova la sua origine sia nella realizzazione della vecchiaia ormai prossima sia nel modo ormai disilluso di guardare al passato. Quello della narratrice è infatti lo sguardo di chi necessita di salvare la propria memoria perché si accorge della sottile patina che comincia a coprila e allo stesso tempo sa di essere stata per buona parte della propria vita, volente o nolente, solo un prodotto del proprio tempo e non un’eccezionalità.

Filo conduttore del romanzo insieme alla descrizione di alcune foto e video personali, lo scenario ideale che la Ernaux trova per raccontare il cambiamento dei tempi è il momento del pranzo di famiglia. Ce ne sono infatti molti sparsi per tutto il romanzo e da una generazione all’altra si nota come non cambino soltanto gli attori ma cambino i ruoli, gli invitati, le discussioni affrontate e quelle volontariamente evitate. Tutti segni che non solo il mondo fuori dalla sala da pranzo è cambiato, ma anche la percezione di esso che ne hanno i commensali: la tecnologia sempre più parte integrante delle nostre vite, l’attualità ridotta a un groviglio inestricabile di notizie su notizie di cui è complicato vederne i fili più importanti, la gioventù assuefatta e accomodata e ormai incapace dei moti rivoluzionari delle generazioni precedenti.

“La forma del suo libro può dunque emergere soltanto da un’immersione nelle immagini della sua memoria per esporre in dettaglio i segnali specifici dell’epoca, dell’anno, più o meno certo, nel quale esse si situano – per collegarle tra loro e ad altre ancora, e sforzarsi di riascoltare le parole delle persone, i commenti sui fatti e sugli oggetti estrapolati dalla massa fluttuante dei discorsi, quel vociare che apporta senza tregua le continue formulazioni di ciò che siamo e dobbiamo essere, pensare, credere, temere, sperare. Di ciò che il mondo ha impresso in lei e nei suoi contemporanei se ne servirà per ricostituire un tempo comune, quello che è trascorso da un’epoca lontana sino a oggi – per restituire, ritrovando la memoria della memoria collettiva in una memoria individuale, la dimensione vissuta della Storia.”

Editore: L’Orma
Pagine: 276
ISBN: 9788898038169

Link utili: La pagina dell’editore –  La wiki dell’autrice
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