La valle dell’Eden – John Steinbeck

La Valle dell'eden - John Steinbeck

Dopo aver mandato in vacca i miei buoni propositi del 2020 di leggere solo libri belli con Persone Normali, col secondo libro dell’anno sono dovuto correre ai ripari andando il più possibilmente sul sicuro: ho scelto La valle dell’Eden perché da Steinbeck, dopo Furore e Uomini e topi, mi aspetto solo il meglio. Inutile dire che ho fatto la scelta giusta: senza troppi giri di parole La valle dell’Eden è un romanzo meraviglioso.

Nel romanzo si racconta la storia di due famiglie emigrate nella valle del Salinas in California in cerca di fortuna, gli Hamilton e i Trask, per un periodo che va dalla Guerra Civile alla Prima Guerra Mondiale.
La prima, quella degli Hamilton, conduce lì una vita povera ma molto tranquilla. Il grande protagonista della famiglia è il buono e colto Samuel, nonno materno dello scrittore, un inguaribile ottimista nonostante viva da tutta la vita nell’unico pezzo di terra del Salinas dove non scorra dell’acqua. Pur essendo colto e molto ingegnoso, Sam sembra incapace di arricchirsi grazie alle sue doti e rimarrà solo attaccato alla sua proprietà quando i numerosi figli, ben nove, andranno a cercare (e trovare) fortuna altrove.
I Trask invece hanno un ventaglio di personaggi importanti molto più ampio, il cui perno è Adam Trask che, dopo essersi sposato con la misteriosa e perfida Cathy Ames, abbandona la casa di famiglia ereditata insieme a una vera e propria fortuna a metà col fratello Charles, con il quale ha un rapporto molto difficile, per rifarsi una vita in California. La vita di Adam, apparentemente su binari felici dopo una gioventù difficile, si incrina però non appena gli nascono due gemelli perché la moglie, ancora fresca di parto, se ne va per sempre, anche se non molto lontano: sotto falso nome gestirà infatti fino alla vecchiaia il bordello più corrotto e depravato della città vicina. Da qui Adam cade in disgrazia per lo choc, tanto che non riesce nemmeno a dare un nome ai figli se non grazie all’aiuto del fedele servitore Lee e di Samuel che sceglieranno per lui i nomi Caleb e Aron in quello che probabilmente è il momento più alto e significativo di tutto il romanzo: i tre intavolano una discussione stupenda sulla Bibbia, la vita, l’amore, il libero arbitrio, tutto quanto. E il romanzo prosegue poi fino alla conclusione proprio con la storia dei due gemelli Trask e il loro raggiungimento dell’età adulta raccontandone il difficile rapporto col padre, quello tra loro due e quello ancora più complicato con la madre, che Caleb ritrova infine nel bordello della città, scoprendo e rivelando tutta la verità sul passato di famiglia.

Se gli altri romanzi di Steinbeck che ho letto, Furore e Uomini e Topi, si concentravano più su temi terreni, ne La valle dell’Eden l’autore pone il focus sull’eterno tema morale della lotta tra il bene e il male. Quella che si mette in scena nella valle del Salinas è infatti la battaglia che l’uomo sembra combattere da sempre contro il destino: siamo liberi di scegliere nelle nostre azioni? E sel titolo originale dell’opera, East of Eden, fa riferimento alla regione di Nod dove Caino venne esiliato dopo aver assassinato il fratello Abele, non è un caso che tutto il peso di questa lotta tra bene e male ricada sulle spalle di uno dei due gemelli Trask. Caleb, infatti, sente di avere ereditato, come Caino prima di lui, un’indole innata al peccato da parte dei suoi genitori, in particolare dalla perfida madre Cathy, reincarnazione di Eva e Satana, che lo porta a fare cose cattive, specialmente nei confronti del fratello Aron che sembra godere delle preferenze del padre. Le stesse iniziali delle due coppie di fratelli Trask (Charles-Adam e Caleb-Aron) portano in questo senso.

A suggerire la portata biblica della storia è un personaggio esterno alle due famiglie che funge da guida spirituale ai personaggi del romanzo e da interprete della storia al lettore: il servitore Lee, un cinese umile e colto che si occupa delle faccende in casa Trask e il cui sogno è quello di aprire una libreria a San Francisco dove disquisire con altri intellettuali di filosofia e letteratura. A metà romanzo (e poi alla fine) è infatti Lee, con una bellissima interpretazione di un passo contenuto nella Bibbia, a ricordare agli altri che si può sfuggire alla tentazione del peccato, che non esiste né una predeterminazione cosmica né una biologica che impedisca all’uomo essere buono. Timshel, dice il passo della Bibbia che cita: “Tu puoi”.

Ma non c’è solo questa dicotomia, ne La valle dell’Eden Steinbeck tocca comunque tutti i temi a lui cari: la natura, l’ingiustizia sociale, la solitudine, tutte le declinazioni dell’amore e le atroci sofferenze che la sua mancanza può generare, i difficili rapporti familiari.

Steinbeck si è confermato come un grande autore, un conoscitore dell’animo umano come pochi altri, capace di imbastire trame verosimili dove i personaggi non sono solo attori bidimensionali ma figure a tutto tondo piene di paure, ansie, sentimenti più che mai reali. L’apice della scrittura viene a mio avviso raggiunto nei dialoghi, sempre ispiratissimi, ma che portano l’opera su un piano ancora superiore ogni qual volta ci sono di mezzo Lee o Samuel Hamilton.

Editore: Bompiani
Pagine: 762
ISBN: 9788845274060

Link utili: La pagina dell’editore –  La wiki dell’autore
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