Gli ultimi della steppa – Maja Lunde

Gli ultimi della steppa - Maja LundeGli ultimi della steppa è il terzo volume della tetralogia che l’autrice norvegese Maja Lunde sta dedicando ai disastri ambientali, dopo il bellissimo La storia delle api (recensione qui) e il meno riuscito, ma comunque buono, La storia dell’acqua (recensione qui).

Alla fine de La storia dell’acqua mi domandavo se Maja Lunde, utilizzando la solita formula, sarebbe riuscita a mantenere vivo l’interesse con altri due romanzi, visto che già nel secondo suonavano i primi campanelli d’allarme. Dubbio più che legittimo visto che, infatti, la formula usata è nuovamente quella delle api: tre storie di tempi diversi che procedono alternativamente, unite dal filo conduttore di una specie animale, in questo caso i cavalli, più precisamente i cavalli di Przewalski (detti anche takhi).

Abbiamo, a fine ‘800, Michail Aleksandrovic, curatore del giardino biologico di San Pietroburgo, che insieme all’avventuriero Wilhelm Wolff si reca in Mongolia alla ricerca di una fantomatica specie di cavalli selvatici ritenuta solo una leggenda; nel 1992 c’è Karin, una veterinaria ricercatrice tedesca che riporta la specie dei takhi in Mongolia per provare a fargliela ripopolare e a renderli nuovamente selvatici; e infine nel 2064 c’è Eva, che vive insieme alla figlia Isa in quello che rimane di una vecchia azienda agricola, in un futuro distopico in cui scarseggiano acqua e cibo e in cui ogni giorno è una lotta per sopravvivere.

Suona familiare? Forse un po’ troppo, ma contro ogni aspettativa Lunde ce l’ha fatta di nuovo, ha superato l’acqua e si è riavvicinata alla qualità raggiunta con le api. La formula, semplicemente, ha funzionato ancora. Quello che manca a causa della prevedibilità della struttura viene compensato dalla qualità delle tre trame, nonché dalla loro interconnessione e dai vari piani di lettura che questa comporta, tra simboli, richiami e parallelismi più o meno espliciti.

Le tre trame sapientemente architettate dall’autrice non parlano solo di ambiente ma diventano l’occasione per affrontare temi più vasti: l’amore in ogni sua accezione, la genitorialità, la sopravvivenza, la condizione della donna. E poi sì, c’è ovviamente l’ambiente. Ma se ne La storia dell’acqua la familiarità con il tema trattato non incuriosiva così tanto, questa volta l’aspetto ecologico/scientifico fa decisamente più presa poiché meno conosciuto: la scelta di parlare di una specie in via di estinzione e del bellissimo tentativo di ripopolamento dà senz’altro una bella spinta all’interesse del lettore, invece di smorzarlo.

Mi ha colpito di nuovo una cosa che mi aveva già sorpreso ne La storia delle api, cioè che anche ne Gli ultimi della steppa Maja Lunde si cimenta di fatto in tre generi letterari diversi: il resoconto d’avventura e ricerca ottocentesco, narrativa contemporanea e speculative post-apocalittica. E si cala ogni volta benissimo nelle atmosfere, nei pensieri dei personaggi e nella forma di ciascuno di essi. Una cosa per niente scontata e secondo me da lodare.

Infine in questo terzo Gli ultimi della steppa ho finalmente capito una cosa che forse mi ero perso, forse era data per scontata, forse andava scoperta davvero adesso, non lo so, però la comparsa di un personaggio già visto in uno dei precedenti episodi mi ha fatto piacevolmente scoprire che ci troviamo all’interno di un unico universo narrativo. Al di là della mera soddisfazione come lettore di vedere un filo conduttore non più solo tematico ma anche concreto, credo che questo dia anche all’opera una portata maggiore. Il fatto che ognuna di queste numerose storie che leggiamo sia connessa a tutte le altre, e più in particolare che i tre futuri siano in realtà un unico e buio futuro, dimostra la connessione che c’è tra le varie aree della natura e che il mondo in cui viviamo sia un grande essere vivente che è bene rispettare nella sua interezza.


Editore: Marsilio
Pagine: 508
ISBN: 9788829707256

Link utili: La pagina dell’editore –  La wiki dell’autrice
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