Consigli per la borsa Iperborea

Potevo risparmiarvi da una foto della borsa Iperborea e dai miei consigli per gli acquisti? Ovviamente no, visto quanto negli anni ho preso a cuore il catalogo di questa fantastica casa editrice. Anche se negli ultimi tempi ne sto leggendo meno, non c’è un solo volume di quelli che ho letto che non ricordi con piacere. Ecco i miei quattro preferiti:

📘 Scrittura cuneiforme di Kader Abdolah (qui la recensione)
Ho scoperto che il titolo fa paura a molti, ma non fatevi scoraggiare, fa pensare a una cosa molto difficile che in realtà è semplice: un figlio eredita l’incomprensibile diario del padre sordomuto, scritto in un tentativo di emulare la scrittura cuneiforme vista da bambino in una caverna. La cosa non è così diversa da quello che più o meno ci troviamo ad affrontare tutti: guardando al passato, non è forse per i figli una lingua incomprensibile quella parlata da tutti i padri? Parte come una favola orientale e diventa piano piano il racconto di un’emigrazione forzata, tutto raccontato da una prosa semplice ma magica.

📘 L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (qui la recensione)
La stranezza e l’imperscrutabilità del mondo si manifestano sotto le forme più svariate: una delle cose che meno mi sarei aspettato è che mi piacesse un romanzo dal titolo L’arte di collezionare mosche visto l’argomento, mi perdonino gli entomologi, non proprio accattivante per l’ignorante della materia. Cioè quasi chiunque. Credo che sia il perfetto esempio di come, con il giusto talento, sia possibile scrivere un romanzo su qualunque cosa, a patto di essere in grado di universalizzarla e far scattare le giuste leve nel lettore.

📘 Paradiso e Inferno di Jon K. Stefansson
È la storia di un ragazzo innamorato della letteratura nell’Islanda di fine ottocento che si trova a fare i conti con una società che non vuole prenderlo in considerazione e con una perdita lacerante. La lingua di Stefansson è poesia in prosa, tra i pochissimi scrittori ad avermi riempito e commosso non tanto per quello che racconta ma per come lo fa. È il primo di una trilogia senza nome di cui anche i capitoli successivi sono altrettanto belli.

📘 Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad (qui la recensione)
Non credo di poter essere obiettivo, questo è un romanzo di cui non riesco a parlare senza avere delle fitte al cuore e una sensazione di malessere generale dovuta al fatto che il libro mi ha ricordato in più di un’occasione una parte di me che è a dormire da diverso tempo, ma che è comunque sempre lì, ad aspettare che le dia involontariamente spazio. Al di là del personale, è un bellissimo romanzo duro e delicato allo stesso tempo, pieno di malinconia ma anche di tanta voglia di rinascere.

borsa iperborea

 

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